Exit strategy?
29 Ottobre 2009
La nuova parola d’ordine negli incontri internazionali (a proposito, ma quanti banchetti fanno? Ormai passano da una riunione internazionale all’altra…) è “exit strategy”.
Pare che i politici di ogni angolo del mondo stiano lavorando ad una soluzione che ci tolga dalle secche di questa crisi economica mondiale; i temi principali sul tappeto sono: taglio dei bonus ai banchieri e operatori finanziari in genere, limiti all’uso dei derivati, vincoli sugli hedge-funds, tetto massimo al rapporto loan-to-value.
Tutti aspetti marginali rispetto alle cause della crisi cui i nostri magnifici ci hanno con saggezza mandato incontro: non si parla più di tanto di clearing house per i derivati over-the-counter, né dei problemi di moral hazard prodotti dalle politiche di homeowners society e dalle due GSE, Fannie e Freddie, né soprattutto dell’eccesso di leva finanziaria.
O meglio, si parla di come le banche fossero troppo indebitate, e del fatto che sia necessario ridurre i rapporti di indebitamento delle banche, ma nessuno pare preoccuparsi delle conseguenze di un processo simile.
Le banche hanno due strade per ridurre il rapporto di indebitamento: ridurre il numeratore, cioè il debito, o aumentare il denominatore, cioè il capitale di rischio.
Aumentare il capitale di rischio significherebbe rastrellare sul mercato finanziario mondiale montagne di miliardi di euro, dollari, yen, sterline o qualsiasi altra valuta: montagne di risparmi, in altre parole. Andando a far concorrenza a qualsiasi altro emittente, pubblico o privato.
Ridurre il debito significa ridurre l’attivo complessivo della banca, e quindi il credito erogato. Nell’attuale sistema monetario, equivale a ridurre l’offerta di moneta nel sistema, con inevitabili conseguenze negative sull’economia.
Exit strategy, anyone? A quanto pare no, molto più semplice preoccuparsi di come ridurre gli stipendi dei banchieri.

29 Ottobre 2009 at 18:01
SALVIAMO LA VITA DI ALEX
http://alex13.net
Un nostro grande amico Alex ha avuto ploblemi con mafia russa.
SALVIAMO LA VITA DI ALEX!
Invia questa lettera a tuttii i tuoi amici.
Forza! Tutti insieme!
GRAZIE A TUTTI!
30 Ottobre 2009 at 10:53
Una deflazione finanziaria mi sembra inevitabile, in fin dei conti se esiste un livello di equilibrio (ignoto) di estensione finanziaria e se per anni e anni si è fatto di tutto, con politiche monetarie asimmetriche, per gonfiarli (anche se nessuno sa quanto), alla fine bisogna sgonfiare. Il che è doloroso, ma chiunque abbia avuto un mal di testa da sbornia e non sia morto di cirrosi epatica sa che non c’è alternativa.
Rimane da quantificare l’ignoto livello di sovraespansione finanziaria e monetaria, oltre che economico-strutturale (troppe imprese edili, etc), e da qui determinare i costi e i tempi dell’aggiustamento, ma dubito che lo si possa fare.
Comunque l’idea è di perpetuare la sbornia, e questa perpetuazione però è ridotta dal fatto che la crisi ha probabilmente spaventato molti. Si potrebbe dire che il peggiore dei mondi possibili si ha se le politiche economiche non sono efficaci nel far tornare l’allegria alcolica ma sono efficaci nel perpetuare il hangover. In questo caso, di cui storicamente ci sono almeno tre esempi, GIappone anni ‘90, stagflazione anni ‘70 e new deal, c’è veramente poco da stare allegri.