Radio radicale: perché?

27 Ottobre 2009

Siamo di nuovo a quel punto dell’anno: quello in cui i paladini della laicità, avversari dell’otto per mille, nemici dello Stato-Pantalone, sostenitori dello Stato Minimo piangono miseria, invocano la libertà di stampa, minacciano scioperi della fame, denunciano il regime per ottenere i fondi (10 milioni!) per mantenere in vita Radio Radicale.

A parte il fatto che 10 milioni sono un’enormità (qualche dato sul settore delle emittenti radio private in Italia è qui), perché finanziare GR Parlamento, una radio pubblica che trasmette le sedute parlamentari, e una radio privata che offre un servizio del tutto simile?

Allo Stato italiano costerebbe meno comprarsela, Radio Radicale: una società che dichiara 7 milioni di ricavi di vendita, 4 milioni di altri ricavi (i contributi, fondamentalmente) ha 7 milioni di spese per servizi e 3 milioni di spese per il personale, perché deve essere mantenuta dai contribuenti?

Il servizio che fornisce è prezioso per i cittadini? Ok, ma perché deve farlo Radio Radicale? Perché non fare un’asta con cui il servizio è affidato a chi chiede minori contributi pubblici?

Probabilmente perché siamo in Italia, dove il mercato e la concorrenza vanno bene, finché danneggiano gli utili altrui. Per sè, l’aiuto pubblico va sempre bene.

Bilancio Radio Radicale

4 Responses to “Radio radicale: perché?”

  1. Jakala Says:

    Concordo pienamente.
    Ho provato a discutere con dei radicali, chiedendo perché non applicavano le loro teorie economiche su di loro, ma fatica sprecata.

  2. ettoregonzaga Says:

    Non faccio fatica ad immaginare che il saggio ministro che pubblica lettere da queste parti, ne abbia inviata una, alla direzione dei radicali, nella quale propone alla radio, se vuole ancora dei contributi pubblici, di prenderli sotto forma di 8 per mille (stile chiesa cattolica,per intenderci)
    Insomma un out out. O niente contributi pubblici, o ti metti in coda come la CEI.
    Una proposta, dal punto di vista economico molto generosa, ma …. ;)

    ettoregonzaga

    PS:
    Ad ogni minaccia di chiusura, ho sempre mandato per iscritto (prima mezzo cartaceo, poi email) la mia totale disponibilità a sottoscrivere un ‘abbonamento’ per radio radicale. Anche per un lungo periodo. (5-10 anni)
    Ovviamente se rinunciavano ai contributi. O se limitavo i contributo alla solo concessione della frequenza.
    E suggerivo di aprire una campagna pubblicitaria in tal senso.

  3. Filippo Says:

    Vado a memoria, quindi correggetemi se sbaglio: mi pare che i radicali fossero favorevoli al principio dell’asta pubblica, e che in passato una gara pubblica fu fatta, e che la radio radicale fu l’unica che vi partecipò, e ovviamente vinse.
    È semmai come dici tu scandaloso che lo stato finanzi sia la radio radicale che il GR parlamento. credo che se si dovesse affidare al solo GR parlamento, il problema sarebbe che non copre tutto il territorio nazionale.


  4. [...] ps.: qui per gli impazienti. [...]


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